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  Pensare (con) Patočka oggi
Filosofia fenomenologica e filosofia della storia

 

a cura di Mauro Carbone e Caterina Croce

 

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Patočka: saper guardare lontano.

Mauro Carbone presenta Pensare (con) Patočka oggi.

 

È ancora necessario, oggi in Italia, sforzarsi di sottolineare l’importanza e l’attualità del pensiero di Jan Patočka? Sì, purtroppo. Né potrebbe essere diversamente. Basti pensare che, da noi, l’anniversario dell’unità del Paese non è riuscito a riportare adeguata attenzione nemmeno sulle riflessioni del più acuto interprete del Risorgimento italiano, il cui spessore intellettuale e insieme morale ne fanno forse la personalità del nostro ventesimo secolo maggiormente avvicinabile a quella di Patočka, almeno dal punto di vista biografico: Antonio Gramsci. Anche queste sono le ferite inferte da quell’egoismo cinico e autodistruttivo che da troppo tempo circola in tutte le membra del corpo sociale italiano, accomunando nella scelta d’imporre il proprio delfino per poter comandare ancora e ancora – non sia che un piccolo esempio – l’uomo più potente e l’ultimo barone universitario. Alle conseguenze penseranno i sopravvissuti, se ce ne saranno.

È certo che a questo atteggiamento corrisponde uno sguardo che non vuole alzarsi oltre quanto risulta più immediatamente vicino: forse lo stesso sguardo che doveva avere l’orchestra del Titanic, per poter continuare a suonare mentre la nave stava affondando. Altrettanto sicuro è che allo spessore di personalità come quelle di Gramsci e Patočka sia corrisposto lo sforzo, a sua volta intellettuale e morale, di guardare lontano. Per questo a simili personalità conviene affidarsi quando il Titanic affonda.

In italiano chi guarda lontano è detto “lungimirante”, oppure, se il suo sguardo sembra andare anche oltre i segni che agli altri appaiono più distanti, “visionario”. Per la sua capacità di vedere le esigenze e gli esiti più lontani dei problemi a lui presenti, stringendo le une e gli altri in formule che non cessano d’aiutarci a pensare il nostro presente, filosofico e politico, Patočka mi sembra senz’altro meritare il secondo appellativo. Del resto, è quanto anche Paul Ricœur pare suggerire nella sua “Prefazione” ai Saggi eretici sulla filosofia della storia1. Ma, come ancora Ricœur avverte, Patočka non è uno di quei visionari la cui proiezione verso l’avvenire li renda indifferenti o distratti rispetto alle eredità della tradizione. Anzi, non c’è dubbio che la visionarietà del suo sguardo è tale perché esso non cessa di mantenere nel proprio campo visivo anche quelle eredità, che magari talvolta contribuiscono a produrvi qualche tensione irrisolta, ma senz’altro ne nutrono la particolare acutezza.

Con questa acutezza, ma anche con quelle tensioni, cercano di misurarsi le riflessioni raccolte in questo volume, presentate nel corso della giornata internazionale di studi dedicata a Jan Patočka che fu ideata da Paolo Perticari con la mia consulenza e da lui organizzata presso l’Università degli Studi di Bergamo il 21 giugno 2009. Una giornata che segnò la prima occasione in cui nel nostro Paese, un anno dopo la sospirata pubblicazione in veste scientificamente attendibile dei Saggi eretici sulla filosofia della storia e alla luce di essa, un ristretto ma significativo gruppo di studiosi italiani e due dei più importanti specialisti cèchi cercarono di annodare i fili di un confronto comune per Pensare (con) Patočka oggi.

Per la presente pubblicazione si è scelto di suddividere le riflessioni allora esposte in due diverse sezioni, al fine di dar conto non solo dell’ampiezza della ricerca patočkiana, ma anche dei nodi tematici emersi nel corso della giornata seminariale.

La prima sezione raccoglie gli interventi dedicati agli aspetti più segnatamente fenomenologici dell’elaborazione di Patočka, per certi versi non meno “eretici” di quelli riguardanti la filosofia della storia. La seconda si concentra invece sul filone etico-politico del suo pensiero, indagandone in particolare la maniera di tematizzare la questione dell’eredità europea all’alba dell’epoca che egli, confermando la sua grande acutezza di sguardo, definì “post-europea”. Perciò questa seconda sezione finirà per esplorare convergenze e risonanze tra la sua elaborazione filosofica e quella di altri autori contemporanei. Perché, lo abbiamo detto all’inizio, c’è ancora bisogno, oggi in Italia, di sottolineare l’importanza e l’attualità del pensiero di Jan Patočka. Ma soprattutto, c’è più che mai bisogno del suo pensiero.

 

Mauro Carbone

Lione, estate 2011

 

 

Ringraziamento

I curatori desiderano rivolgere un ringraziamento particolare a Giuseppe Fornari e a Camilla Rocca per il prezioso aiuto fornito nella realizzazione del presente volume.

 

NOTE:

[1] P. Ricœur, “Prefazione”, in J. Patočka, Saggi eretici sulla filosofia della storia, a cura di M. Carbone, tr. it. di D. Stimilli, Einaudi, Torino 2008, pp. XXVII-XXXVII.


 

 

 

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