Sullo schermo dell’estetica di Mauro Carbone tra i vincitori del "Premio internazionale Maurizio Grande" per saggi d'argomento cinematografico

 

(qui il comunicato stampa)

 

Il libro di Mauro Carbone Sullo schermo dell’estetica (Mimesis, Milano 2008) ha vinto, ex aequo con quello di Francesco Ballo dal titolo Jacques Tourneau La trilogia del fantastico, la sesta edizione del "Premio internazionale Maurizio Grande", riservato a saggisti e critici cinematografici, nella sezione relativa ai saggi editi in lingua italiana (in allegato il comunicato stampa distribuito alla Sessantaseiesima Mostra del Cinema di Venezia). Per ulteriori informazioni si può consultare il sito  www.circolochaplin.it.

 

La motivazione del premio


Nel suo libro, Mauro Carbone affronta il rapporto tra cinema e filosofia in una prospettiva originale e innovativa che gli consente di aprire un campo di indagine, assai promettente, irriducibile alle due concezioni con cui in generale tale rapporto è stato fin qui pensato: da un lato l’idea tradizionale che considera il cinema come oggetto di riflessione filosofica, dall’altro la tesi, originariamente deleuziana, secondo cui il cinema sarebbe esso stesso una peculiare forma di pensiero. Il gesto teorico grazie a cui Carbone prende fruttuosamente le distanze da queste due posizioni consiste nel valorizzare il ruolo centrale che spetta di diritto al cinema nell’ambito di un’estetica, da intendersi non tanto come una disciplina specialistica ma come un modo di interrogare criticamente l’intero dispiegamento dell’esperienza sensibile. Il cinema in tal modo, proprio come la pittura nell’ultimo Merleau-Ponty, offre a una filosofia del senso, qual è l’estetica, l’opportunità di ripensare se stessa e di rinnovare il suo medesimo vocabolario concettuale.

 


 

 
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Martedì 01 Dicembre 2009 02:38

IL GRIDO DELLA LUCE
Sullo schermo dell’estetica recensito da Enrico Livraghi

per “I Duellanti” (n°57, novembre/dicembre 2009)



Il filosofo francese Maurice Merleau-Ponty, autore del fondamentale Fenomenologia della percezione, nella sua opera incompleta, La prosa del mondo, scriveva:  “Gli oggetti della pittura moderna ‘sanguinano’, spargono sotto i nostri occhi la loro sostanza, interrogano direttamente il nostro sguardo, mettono alla prova il patto di coesistenza che abbiamo concluso con il mondo attraverso tutto il nostro corpo”. Si trattava, per lui, di mettere l’indice su un’arte quale la pittura moderna - specie se astratta – in cui magari “manca la pelle delle cose”, ma che però “offre loro la carne”.

 

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Martedì 10 Novembre 2009 11:16

La coazione a godere  - Su “Leggere Lacan” di Slavoj Žižek

(pubblicato su il manifesto, 20/10/2009)
 di Isabella Mattazzi

 

 

«Le Roi est mort, Vive le Roi!» Ogni morte, si sa, comprende già in sé la propria rinascita. A fare da spoglia regale, in questo caso, sembra essere oggi il corpo ingombrante di uno dei saperi più rivoluzionari del secolo appena passato: la psicoanalisi.

Condannata a morte, data per persa dal nuovo modello cognitivista-neurobiologico della mente umana e dallo strapotere contemporaneo della “pillola” sulla parola. Risorta (o meglio, mai deceduta), attualissima e persino chiaroveggente per Slavoj Žižek, che in Leggere Lacan. Guida perversa al vivere contemporaneo, pubblicato da Bollati Boringhieri con la bella prefazione di Mauro Carbone, dichiara ancora una volta il suo amore assoluto per il pensiero psicoanalitico, riuscendo nell’intento quasi miracoloso di rendere immediatamente comprensibili la voce e il pensiero di Jacques Lacan e di portarli a noi in uno stato di grazia dei più singolari.

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